Eucharist Miracle Eucharist Miracles

Omelia di S.E. Mons. Claudio Gatti del 5 ottobre 2008

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I°Lettura: Is 5,1-7; Salmo 79; II°Lettura: Fil 4,6-9; Vangelo: Mt 21,33-43

Oggi diamo ufficialmente il benvenuto a coloro che entrano a far parte della comunità, e che fino a poche settimane fa, con loro grande gioia, si aggiravano nel giardino, giocavano e si divertivano. Non vi sarà tolto il divertimento ma ricordate che, e questa è parola di Dio, c'è un tempo per giocare, per divertirsi e un tempo per pensare ed istruirsi. Voi ora cominciate una formazione che vi accompagnerà negli anni così come è accaduto per i vostri genitori che ora sono persone responsabili perché hanno ricevuto molti insegnamenti. Vorrei che il primo banco fosse riservato agli agnellini più giovani del mio gregge e che voi adulti lasciaste loro il posto, d'altra parte è giusto che i piccoli prendano piede pian piano perché arriverà anche per loro il momento in cui dovranno portare l’esempio e la testimonianza per tramandare la memoria di ciò che è avvenuto qui. Io gioisco perché li ho visti nascere, li ho battezzati ed ora è bello vedere che mi ascoltano anche se con un po' di fatica e un po' imbronciati, ma questo è normale; scoprirete con il tempo che vi piacerà, come è piaciuto agli adulti, ascoltare il Vescovo. Mentre riflettevo sulle letture di oggi nella mia mente, ma soprattutto nel mio cuore, hanno cominciato a correre veloce i pensieri: la Parola di Dio è talmente ricca, fertile, apportatrice di riflessioni e di commenti, che io stesso ne sono rimasto sbalordito e spiegare in poche parole queste pagine meravigliose è molto difficile, ma cercherò di essere chiaro in modo che possiate gustare veramente la bellezza di ciò che viene da Dio.

Vorrei però prima aprire una parentesi: certamente avrete saputo dai mass media che oggi inizia il sinodo dei Vescovi di tutto il mondo il cui tema è la parola di Dio. Vorrei sottolineare che anche questo è frutto dei Miracoli Eucaristici e delle apparizioni avvenute in questo luogo; la sintesi dell’insegnamento di Dio è: "Conoscete Gesù Parola. Amate Gesù Eucaristia". Il Sinodo attuale ha come tema la parola di Dio e quello dell’anno 2005 l’eucaristia. Anche se l’autorità ecclesiastica non lo ammette, la Chiesa sta rinascendo e sta trovando linfa nuova e nuovo vigore dal luogo Taumaturgico. In questo luogo Dio ha operato cose meravigliose e voi sapete bene che anche se l’intervento divino avviene nel nascondimento e nell’apparente dimenticanza, ha comunque una risonanza ed un effetto che raggiungono confini lontanissimi da noi. I trecento Vescovi che sono a Roma per il Sinodo arrivano da ogni parte del mondo per riflettere su temi importantissimi che Dio Padre, Gesù e la Madre dell’eucaristia hanno proposto qui in questi anni e torneranno alle loro terre dopo aver attinto inconsciamente da una fonte che sgorga abbondante, pulita e che non solo disseterà loro, ma anche tutte le anime che devono guidare e portare a Dio. "Amate Gesù Eucaristia, conoscete Gesù Parola", questo è un altro grande intervento di Dio nella sua Chiesa e sottolineo "Sua". Il Padre ha voluto far arrivare la linfa da una piccola zolla purtroppo ancora oggi calpestata da calcagni che sono sporchi e riprovevoli.

Ed ora veniamo alla lettura di oggi: prendete questi tre brani, metteteli davanti a voi e vedrete che, se mi seguirete, ne scaturiranno riflessioni che per voi saranno estremamente comprensibili.

Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi. E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.

La vigna di cui parla Isaia è il popolo d'Israele, un popolo che da Dio era stato scelto, curato e difeso e a cui Dio aveva rivolto i suoi insegnamenti perché, rispettandoli, conducesse una vita retta. Invece, la vigna che avrebbe dovuto dare frutti saporosi, ha dato dei frutti acerbi; il popolo d'Israele non ha risposto alla chiamata di Dio ed Egli lo punisce perché la punizione divina è la purificazione che serve a far prendere coscienza ad Israele degli errori che ha fatto e a riportarlo nell’alveo della dottrina della giustizia e della fedeltà a Dio. Se aveste un po' di conoscenza del popolo Israele vedreste quante volte esso è caduto sotto la dominazione dei nemici proprio per la infedeltà a Dio.

Prendiamo ora il brano del Vangelo di Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: "Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!". Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: "Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!". Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?". Gli risposero: "Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo". E Gesù disse loro: "Non avete mai letto nelle Scritture: "La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi"? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti".

Si parla ancora di una vigna ma, attenzione, la vigna di cui parla Gesù non rappresenta come nella precedente il popolo d'Israele, ma i privilegi e i doni che Dio ha fatto al suo popolo. Questi doni non sono stati utilizzati e quindi i privilegi che Dio ha dato al popolo ebraico passano a un nuovo popolo che è quello Cristiano. Torniamo alla lettura di Isaia: questo brano lo dobbiamo applicare anche a noi, alla nostra situazione, non della comunità ma quella della Chiesa: Cristo ha istituito la sua Chiesa che avrebbe dovuto dare frutti saporiti e dolci perché Egli è morto e ha redento gli uomini, ha istituito i sacramenti, ha dato la Parola, ha fornito tutti gli strumenti perché coloro che entravano a far parte della Chiesa potessero essere fedeli, a cominciare dai capi. Oggi sentiamo continuamente: "La Chiesa deve rinascere, deve cambiare"; nella lettera di Dio di ieri pomeriggio la Madonna ci ha ripetuto, e voi lo avete sentito per la prima volta: "Il vostro Vescovo dovrà mettere a posto la Chiesa, ripulirla dai massoni, dai ladri, dai disonesti, dalle persone immorali; non sto ad elencarvi tutto". La Mamma parlava dei membri dell’autorità ecclesiastica che devono essere destituiti e chi deve svolgere questo compito, quasi per imbarazzo non riesco a dirlo, è il vostro Vescovo. Non si può andare avanti così, hanno sporcato, depredato e ferito la Chiesa che può risorgere solo per l’azione di Dio che ormai inizia ad essere più nitida. Leggete i messaggi con attenzione ed intelligenza e vedrete che avrete molte risposte alle domande che continuamente ciascuno di noi si pone; è chiaro che così non può andare avanti; Dio Padre lo ha detto in tutti i toni e in tutti i modi: "Basta non può andare avanti, devi cambiare la Chiesa, la Chiesa deve cambiare". La Chiesa non ha risposto e allora ecco che, come scritto in Isaia, il padrone ha lasciato liberi i suoi nemici di devastare il popolo d'Israele e così è avvenuto in questo ultimo periodo: il demonio ha avuto via libera. Dio ha permesso che i suoi servi e suo Figlio, nella parabola, venissero cacciati fuori; vorrei fermarmi a farvi riflettere su un particolare: hanno ucciso i vignaioli, i ministri che il padrone aveva mandato, ma guardate che fariseismo, non hanno sporcato la vigna perché li hanno uccisi fuori da quella per avere l’apparenza della legalità. Ma guardate come sempre i nemici non fanno altro che ripetere gli stessi errori e gli stessi sbagli e allora qual è il modo per far sì che la situazione cambi? Ce lo dice Paolo.

In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.

È la conversione che deve partire dai vertici. Il Concilio di Trento, uno di quelli che ha rinnovato maggiormente la Chiesa, afferma che ci deve essere il rinnovamento, "in capite et in membris", cioè nel capo, nei vertici e nei membri della Chiesa. E come fare? Cercando l’onestà. Capite allora ciò che ha detto la Madonna: "Via i Massoni, via i disonesti, via i ladri", voi non lo avete sentito ma ha detto anche: "Via i pedofili". Allora chi ama la Chiesa? Chi sta compromettendo la propria salute e la vita per farla rinascere, questi amano la Chiesa non coloro che troneggiano. Noi amiamo la Chiesa. Dio non ci ha risparmiato niente e ha chiesto talmente tanta sofferenza fisica e morale fino al punto, e voi questo lo avete sentito oggi come lo avete sentito domenica scorsa, che Marisa ha detto: "Basta io voglio ritirarmi". Noi amiamo la Chiesa, e un giorno, io mi auguro non molto lontano, tutti si renderanno conto che come è partito da qui il trionfo dell’eucaristia e della Madre dell’eucaristia, ugualmente, perché questa è la volontà di Dio, partirà da qui il trionfo della Chiesa, cioè la sua rinascita preceduta dal nostro trionfo. Cosa dirvi di più? È detto tutto qui, in questi brani della scrittura; rileggeteli e vedrete che tutto ciò che avete sentito è una possibilità che vi viene offerta per riflettere più facilmente.

Se amiamo Marisa, se vogliamo farla felice, prendiamo su di noi, per quello che ci è possibile, il carico di questa missione e chiediamo a Dio con insistenza che la porti in Paradiso. Chi non sa, entrando, sentendo queste parole potrebbe non capire ma se dico questo è perché so come stanno le cose e qual è il desiderio di Marisa che è anche il desiderio della Madonna, ma noi dobbiamo prendere il carico della missione su di noi. Ecco perché la Madonna ha detto che noi preghiamo e preghiamo bene, perché sappiamo amare anche se ogni tanto ci fa dei richiami materni perché ci vuole perfetti, e per esserlo vanno fatte le correzioni anche dei piccoli difetti; allora intensificate la preghiera, la partecipazione alla Santa Messa, la Santa Comunione, il Santo Rosario, l’adorazione Eucaristica, i fioretti, i piccoli o grandi sacrifici che voi stessi scegliete, anche il digiuno per chi lo può fare. Tanti di noi, non uguagliando la sofferenza di Marisa che è enorme, possono dare un grande aiuto al Signore per continuare questa missione che precede il trionfo della Chiesa.

Ci può essere trionfo se i giovani sono lontani dalla Chiesa? Chi è che li ha portati lontano? Voi lo sapete chi! Chi li sta riportando a Dio? Voi sapete chi!

Allora questa è la missione che metto nel vostro cuore e che potrà durare anni o decenni, passerete il testimone ai vostri figli, perché non basteranno pochi anni per la conversione ma arriveremo ad una situazione tale per cui chi verrà dopo di noi troverà già una condizione di vita migliore.